L'oro in Italia settentrionale

Il seguente lavoro è tratto dal seguente articolo: Gold placers in Italy di Matteo Oberto, pubblicato il 26-7-2018 presso la rivista californiana ICMJ's Prospecting and Mining Journal. 

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Le mineralizzazioni aurifere


L’oro è un minerale discretamente diffuso nelle Alpi e nell’Appennino settentrionale. Si ritrova sia nelle mineralizzazioni primarie sia nelle alluvioni passate e recenti. I principali depositi auriferi italiani sono collocati nelle Alpi Occidentali e nel Gruppo di Voltri. L’alto bacino del fiume Po con quasi tutti i suoi affluenti è aurifero ed in tempi passati sede di sfruttamenti, talvolta anche intensivi o industrializzati. Le mineralizzazioni aurifere sono costituite per la maggior parte da sistemi idrotermali di varia natura, con oro nativo visibile macroscopicamente solo in rari casi (Val d’Ayas) e per la maggior parte ritrovabile all’interno di solfuri auriferi in ganga prevalentemente quarzosa. Le mineralizzazioni primarie sono correlate ai principali processi tettonometamorfici alpini.

La mineralizzazione aurifera è costituita in linea generale in ordine di abbondanza da: carbonati magnesiaci, quarzo, calcedonio, oro nativo (non sempre presente), pirite aurifera (con tenore variabile in oro), marcasite, calcopirite (con tenore variabile in oro), pirrotina, blenda, galena e tetraedrite (questi ultimi quattro minerali possono contenere oro ma difficilmente in quantità economiche). L’oro è presente sia nella ganga quarzosa sia nei prodotti d’alterazione limonitica, in piccoli cristalli che in genere non superano il millimetro di dimensione. In alcune druse e geodi è possibile inoltre ritrovare aggregati dendritici e con altre morfologie talvolta apprezzabili collezionisticamente che superano il centimetro.

L’oro di solito è contenuto nella pirite, calcopirite ed arsenopirite, e raramente si ritrova immerso nella matrice quarzosa allo stato nativo. Secondo le analisi eseguite in passato contiene circa il 15% di argento. Il tenore in oro è molto irregolare nelle mineralizzazioni: da tracce ad oltre 200 grammi per tonnellata (g/t). Nel cernito si sono osservati valori che si attestano sui 30-40 g/t. Recenti analisi eseguite su campioni prelevati lungo gli affioramenti hanno evidenziato tenori medi di 5 g/t (Pipino, 1982).


 

Una pepita piemontese (ritrovamento di Rizzi G., 2017).

Le alluvioni aurifere


In periodi remoti, i depositi eluviali hanno contribuito alla formazione dei depositi alluvionali auriferi della Val Padana. Infatti, agli inizi del Quaternario, la Pianura Padana era occupata in parte da un mare interno, che fu in seguito colmato dagli apporti sedimentari provenienti da tutto l’arco alpino e dall’Appennino settentrionale. Il riempimento è stato agevolato e a tratti affrettato dalle frequenti glaciazioni, le quali hanno trascinato e depositato allo sbocco delle principali valli alpine enormi quantità di detriti, talvolta auriferi, costituendo i principali apparati morenici. Nei periodi interglaciali la formazione dei depositi eluviali doveva risultare più accentuata a causa dell’alternanza di climi freddi e temperati ma i depositi eluviali venivano trascinati periodicamente a valle dalle avanzate glaciali, nei periodi glaciali, insieme ai piccoli lembi costituiti dai sedimenti alluvionali di fondo valle. Gli estesi depositi morenici sono stati, nel tempo successivo alle avanzate glaciali, smantellati e rielaborati parzialmente dalle precipitazioni piovose e localmente dall’incisione fluviale dei corsi d’acqua, come per esempio la Dora Baltea e l’Elvo per quanto riguarda l’Anfiteatro Morenico di Ivrea.

L’oro e gli altri minerali pesanti sono ritrovabili lungo i principali depositi fluviali terrazzati e nell’alveo fluviale recente nei primi chilometri a valle dai depositi morenici auriferi. La concentrazione dell’oro e la sua dimensione tendono ad aumentare avvicinandosi alle morene glaciali stesse. Bisogna però considerare che l’oro contenuto nell’alveo dei fiumi attuali proviene in minima parte dalla rielaborazione delle morene glaciali ed in gran parte proviene dall’erosione e concentrazione degli antichi depositi fluviali e fluvioglaciali quaternari, ad opera dei fiumi stessi durante le piene eccezionali. L’erosione degli orizzonti auriferi contenuti negli antichi terrazzi fluviali permette anche un ulteriore fonte di oro, ritrovabile lungo gli alvei fluviali attuali, affiorante talvolta lungo le scarpate di terrazzo. L’oro grossolano tende ad essere disperso nei depositi morenici glaciali e concentrato nei depositi fluviali dell’alta Pianura Padana, specialmente lungo i principali conoidi alluvionali formatisi presso i relativi sbocchi vallivi. L’oro grossolano e di maggiori dimensioni è ritrovabile nelle località ricche in massi di grandi dimensioni, lungo il fondo degli alvei fluviali ed al contatto con le unità villafranchiane, le quali svolgono il ruolo di fondale argilloso (clay bedrock). L’oro fine, invece, è distribuito e riconcentrato localmente nei depositi fluviali della bassa Pianura Padana. Le frequenti rielaborazioni operate nel tempo dalle piene dei corsi d’acqua maggiori hanno generato una serie di orizzonti auriferi, specialmente in corrispondenza di antichi alvei abbandonati ed ora sepolti. Si noti che lungo tali alvei colmati vi è la presenza di grandi massi e minerali pesanti in abbondanza. È peculiare che subito a monte dei depositi morenici principali non si trovi generalmente oro in quantità, né nell’alveo dei corsi d’acqua, né nei depositi alluvionali formatisi dopo l’ultima fase glaciale. Per trovarlo bisogna ricercarlo nei pressi dei depositi eluviali, nei sedimenti adiacenti agli affioramenti delle mineralizzazioni aurifere primarie, i quali risultano volumetricamente poco sviluppati, anche se talvolta ricchi.

 

Carta delle principali mineralizzazioni aurifere primarie e delle alluvioni aurifere del bacino padano (Pipino G., (1984) modificato da Oberto, 2018). I numeri in grassetto indicano i depositi auriferi primari, mentre i numeri sottolineati le manifestazioni minori. Le alluvioni aurifere sono indicate in giallo.


Legenda:
1: Val Gorzente; 2: Voltaggio; 3: Valle Stura; 4: Toleto-Morbello; 5: Valle Erro; 6: Priola; 7: Monasterolo; 8: Peveragno; 9: Limone; 10: Roaschia; 11: Vinadio; 12: Bellino; 13: Crissolo; 14: Villar Pellice; 15: Massello e Prali; 16: Pragelato; 17: Giaveno; 18: Oulx; 19: Foresto e Bussoleno; 20: Mocchie; 21: Valle Locana; 22: Sparone; 23: Val Soana; 24: Monte Bianco; 25: Saint Marcel; 26: Champorcher; 27: Val d’Ayas; 28: Brusson; 29: Vico, Traversella e Tavagnasco; 30: Andrate e Borgofranco; 31: Argentera e Montà; 32: Alagna e Pisse; 33: Fobello; 34: Val Segnara; 35: Macugnana – Pestarena; 36: Val Bianca; 37: Valle Antrona; 38: Val Toppa; 39: Vognogna; 40: Gondo; 41: Crodo e Alfenza; 42: Alpe Formazzolo; 43: Stresa e Baveno; 44: Aurano; 45: Craveggia; 46: Val Cuvia; 47: Malcantone; 48: Piuro; 49: Campovico e Mantello; 50, Val Malenco; 51: Val Didendro; 52: Valsassina; 53: Valgoglio; 54: Ardesio; 55: Presolana; 56: Pisogne; 57: Bovegno e Pezzaze; 58: Braghe e Provaglio; 59: Monterenzio; 60: Pavullo; 61: Montefiorino e Frassinoro; 62: Lingonchio; 63: Rigollo; 64: Ferriere; 65: Rovegno. 

 

L’oro e gli altri minerali pesanti


L’oro è presente sotto forma di sottili scagliette o pagliuzze, talvolta granuli che difficilmente superano il millimetro di diametro e i 3-4 milligrammi in peso. Nei depositi eluviali sono state rinvenute, negli anni, scagliette fino al centimetro di diametro ed oltre al grammo in peso, oltre a granuli arrotondati o spugnosi e talvolta pepite fino a 50 grammi. I tenori medi delle principali alluvioni aurifere variano da pochi decimi di grammo ad oltre un grammo per metro cubo. L’oro tende ad essere presente in tutte le sabbie esaminate (Pipino G., 1984) e nei concentrati può raggiungere tenori di 200 grammi per tonnellata ed oltre. La maggior parte delle pagliuzze d’oro ha diametro inferiore a 0,250 millimetri, ma non mancano scaglie di maggiori dimensioni e granuli fino ad alcuni millimetri in prossimità dei depositi morenici e pagliuzze fino a 7 mm di dimensione presso il contatto tra le argille villafranchiane e i sovrastanti depositi fluvio-glaciali quaternari.

Il peso delle singole pagliuzze e granuli varia notevolmente, infatti a parità di diametro e per impercettibili variazioni di spessore, può variare da 1 a 5 milligrammi e raggiungere o superare i 10 mg quando assume una morfologia arrotondata. Prove qualitative e quantitative hanno mostrato come nelle sabbie pesanti siano presenti in abbondanza magnetite, granato, ilmenite, etc. (Pipino, 1982). Tra i minerali femici sono presenti: anfiboli, pirosseni, epidoti ed ematite. Il contenuto di piombo è alle volte anomalo, mostrando una maggioranza volumetrica in rifiuti antropici (es. pallini da caccia).  La magnetite non presenta apprezzabili tracce di arsenico, zolfo e fosforo, e l’ilmenite non contiene elevate quantità di cromo e fosforo. Altri minerali economici, oltre al rutilo e zircone, potrebbero in qualche caso raggiungere discreti valori, specialmente quelli radioattivi (Pipino, 1982).

 

Composizione percentuale in peso dei concentrati pesanti con diametro inferiore al millimetro, raccolti in diverse zone della Pianura Padana. L’anomala abbondanza della frazione amagnetica in alcuni campioni (es. Stura Demonte e Serio) è dovuta alla presenza ai pallini di piombo antropici (Pipino, 1982). I titoli dell’oro sono analisi eseguite solo su alcuni campioni (Pipino, 1982).

Legenda della terminologia: sample (campione), garnet (granato); Au (oro); Ag (argento).

 

L’estrazione dell’oro alluvionale


Negli U.S.A. ed in Canada vengono coltivati giacimenti in media con 100-200 milligrammi d’oro per metro cubo di sedimento alluvionale. Si tratta, in generale, di estesi giacimenti che possono essere coltivati con l’impiego di moderne attrezzature ed impianti di lavaggio che lavorano fino a parecchie migliaia di metri cubi al giorno. Nella Pianura Padana esistono ampie zone con tenori notevoli e generalmente maggiori di quelli coltivati nelle Americhe. A causa della diffusa urbanizzazione e della lenta burocrazia, risulta spesso antieconomico o impossibile mettere in attività cave estese. È da notare che esistono aree poco urbanizzate dove risulterebbe possibile avviare un’attività economica ma l'estensione rimarrebbe un fattore importante e limitante per una positiva valutazione economica del deposito. La presenza ed i costi di estrazione di altri minerali economici, ritrovabili nel concentrato oltre all’oro potrebbe fornire un’interessante fonte economica in aggiunta.

La coltivazione in alveo è tendenzialmente antieconomica per la sporadicità degli arricchimenti validi e la loro limitata estensione. È importante sottolineare come al momento attuale le attività amatoriali non hanno accesso all’utilizzo legale di apparati sofisticati o motorizzati (non risulta possibile dragare i fondali dei corsi d’acqua per esempio). Zone interessanti, per quanto riguarda la ricerca, sono presenti lungo gli antichi terrazzamenti postglaciali. Le concentrazioni d’oro sono spesso ritrovate associate a concentrazioni di magnetite, le quali potrebbero essere agevolmente localizzate con l’ausilio del magnetometro senza alcun sondaggio. Vaste aree produttive sono state localizzate nella zona del Canavese, tra l’Orco e la Dora, ove sono stati riconosciuti tenori di circa 400 milligrammi per metro cubo considerando profondità di 6 metri e mezzo; la Dora Morta ed il fiume Elvo, dove si hanno tenori di oltre 300 mg; sulla destra del Ticino, tra Pombia ed Oleggio, con tenori superiori ai 300 mg; ed inoltre sulle sponde dell’Adda, tra Trezzo e Cassano, e dell’Orba, tra Rocca Grimalda e Predosa, ove si hanno tenori analoghi e talvolta maggiori (Pipino, 1984).

 

Oro in pagliuzze e granuli (ritrovamento di Rizzi G., 2017).

 

La Pianura Padana è un placer aurifero


Tutta la Pianura Padana potrebbe costituire un giacimento economico, specialmente se fosse possibile abbinare l’estrazione della sabbia da impianti per sterili edilizi alla coltivazione dell’oro e di altri minerali economici. Nella Pianura Padana le cave di sabbia sono numerose, ma in nessun caso viene presa seriamente in considerazione la possibilità di recuperare i minerali pesanti contenuti, oro compreso. Alcuni tentativi in tal senso sono stati eseguiti negli ultimi decenni, infatti ogni cava potrebbe produrre un quantitativo di concentrato variabile da uno a più metri cubi al giorno, a seconda del tipo di impianto, della lunghezza della canaletta e dal numero di pulizie giornaliere. I concentrati possono essere poi facilmente raccolti nelle cave e convogliati in un unico laboratorio, nel quale essere opportunamente separati. Al momento non è attiva nessuna attività mineraria a livello industriale per l’estrazione dell’oro dalle sabbie aurifere, principalmente per le difficoltà burocratiche, la mancanza dei permessi necessari e l’incessante urbanizzazione.

Bibliografia

  1. Pipino G., L'oro della Val Padana; Estratto da: Bollettino della Associazione Mineraria Subalpina. Anno XIX, n. 1-2, marzo-giugno 1982;
  2. Pipino G., Sulla possibilità di recuperare oro ed altri minerali dalle sabbie prodotte in Val Padana; Quarry and Contruction, 1984;
  3. Si ringraziano in particolar modo per l'aver fornito le dovute autorizzazioni alla divulgazione di fotografie, schemi e dati Pipino G. e Rizzi G.

 


Scheda personale

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