Come cercare le pagliuzze d'oro 

 

In Italia, la ricerca dell’oro è attualmente una disciplina prevalentemente hobbistica con sfumature importanti verso il lato scientifico e didattico. Infatti, oltre ai principali fiumi auriferi italiani, i quali sono molto frequentati dalla maggioranza dei cercatori, moltissimi altri rii e affluenti sono anch’essi auriferi ed in parte sono ancora sede di ritrovamenti notevoli. Si tratta principalmente di oro in pagliuzze o granuli, ritrovati in località inedite o semplicemente dimenticate nell'arco della Storia umana.

Più raramente accade qualche ritrovamento molto importante, ad esempio nel caso di pepite d'oro che arrivano a pesare anche fino a 100 grammi! La media però per quanto riguarda le pepite d’oro è inferiore al grammo in peso. Alcune possono raggiungere i 10-20 grammi ma i campioni di maggior peso sono via via più rari.

Ritengo fondamentale farvi comprendere appieno come l’Italia presenti ancora oggi la possibilità di ritrovare, in alcune località, con gli strumenti più performanti e con le tecniche giuste, importanti quantitativi d’oro alluvionale. Bisogna pur tenere in conto che questo “oro“ di solito non è puro al 100%. Spesso e volentieri ha un valore collezionistico che va oltre il mero lato commerciale grezzo dalle 2 alle 4-5 volte. Quindi, una volta fuso l’oro ritrovato, perde dal 5 al 20% in peso, in quanto questo era formato da argento e rame, presenti nella lega che formava la pagliuzza / pepita d'oro. Sono da aggiungere anche i costi di fusione e certificazione ovviamente.

 

La ricerca dell’oro moderna si avvale anche di strumenti sofisticati quali droni e metal detector.

 

Nel corso della mia esperienza ho potuto appurare che la ricerca dell’oro si può suddividere in 4 momenti differenti, i quali non sempre vengono seguiti completamente. Infatti, è comprensibile pensare che non ha senso mettere in piedi una produzione, dal momento che l’oro è semplicemente assente nei sedimenti alluvionali, oppure è presente ma in quantità non remunerative. Il lato hobbistico però potrebbe vedere delle eccezioni. Ad esempio, si potrebbe mirare solo a fare prospezione alla ricerca delle aree più produttive d'oro e solo a quel punto coltivarle a dovere. Molti invece, si annoiano a fare prospezione e posizionano subito la canaletta e fanno produzione, senza avere fissato il tenore o concentrazione delle ghiaie aurifere. La ricerca dell'oro in Italia è un hobby al momento attuale e quindi non essendo remunerativa è perseguibile nelle modalità che più ci aggradano. Il problema è sempre trovare il "DOVE" cercare l'oro, in quanto non tutti i fiumi sono notori per essere auriferi e quindi le possibilità che avremo cambieranno drasticamente.

 

Moltissimi sono i fiumi e rii auriferi in Italia ma la maggioranza di quelli conosciuti si trova in Piemonte e nelle regioni vicine.

 

Studio & sopralluogo: la ricerca delle località aurifere

Prima di sondare il terreno, è conveniente informarsi a dovere su eventuali ritrovamenti già eseguiti in passato o su lavori più o meno industriali portati avanti. Inoltre, alcune località sono interdette alla ricerca. Si utilizzano libri, siti Internet e si chiedono informazioni ad altre persone già presenti nel settore. In pratica, ci si informa preventivamente sul “dove” converrebbe approfondire successivamente le ricerche. Con Google Maps si cercano per esempio le migliori curve lungo i fiumi. Questo processo potrebbe essere anche seguito utilizzando un drone (vedi video sotto per ulteriori approfondimenti). Successivamente, con pochi strumenti, è consigliabile fare un sopralluogo del luogo prescelto. È necessario camminare e spostarsi rapidamente, facendo attenzione al dove converrebbe sondare.

 

Nel sopralluogo si comprende dove l’oro potrebbe essere rimasto intrappolato e la logistica per raggiungere tali località;

 I droni sono strumenti moderni che ci permettono di osservare meglio dove il fiume potrebbe aver depositato l'oro.

 

La prospezione: comprendere la concentrazione dell'oro nelle ghiaie aurifere

La prospezione segue il sopralluogo e talvolta si fonde con essa. Ha un ruolo fondamentale. Serve principalmente per fornirvi le seguenti informazioni:

  • Dove c’è più oro?
  • Quanto oro c’è in quel luogo?
  • Come varia nello spazio ed in profondità la concentrazione in oro?

Per darsi delle risposte a queste domande è necessario, "piatto alla mano", eseguire molti sondaggi. Di solito, si parla di un secchiello di sedimenti setacciati, utilizzando il medesimo setaccio. È importante paragonare la concentrazione di oro ad un volume di sedimento setacciato standard. Scegliete di colmare per il vostro test un piatto Minelab? Bene, allora la concentrazione d’oro che troverete sarà rapportata a 3 litri. Mantenete più uniformità possibile nella prospezione, così che i risultati saranno coerenti tra di loro. Inoltre, cercate di annotare i risultati in modo da non dimenticarveli nel corso della medesima giornata o della stagione aurifera stessa.

 

La prospezione è la linfa vitale della ricerca dell’oro. Infatti, l’oro non è presente ovunque!

 Il piatto del cercatore d'oro è lo strumento più importante. In questo video troverete alcuni miei consigli su come utilizzarlo al meglio.

 

Coltivare le ghiaie aurifere: l'estrazione dell'oro

La coltivazione segue la prospezione nelle località ritenute maggiormente aurifere. Dal lato meramente economico, un buon valore soglia può essere quello di superare 1 grammo / giorno (circa 50 euro /giorno, 1000 al mese considerando il valore del mercato a giugno 2020). Mediamente lungo i fiumi auriferi si trova da un decimo di grammo a tre decimi al giorno e quindi è necessario trovare quelle “punte” maggiormente arricchite e solo qui passare alla fase di coltivazione. Si utilizzano strumenti, quali per esempio la canaletta per poter lavare più sedimenti in poco tempo. La setacciatura spesso è a secco su reti inclinate per velocizzare ulteriormente il processo, sfruttando la gravità. Anche con risultati di prospezione promettenti, non è detto che il deposito aurifero individuato abbia continuità nello spazio da rendere economica la sua coltivazione per giorni. Le punte aurifere possono contenere anche decine di grammi in oro ma ad un certo punto è talmente diffuso nel sedimento che l’estrazione risulta essere oltremodo anti-economica. È necessaria una nuova piena idrica per “ricaricare” il deposito. In questo senso, l’oro ritrovabile nei sedimenti è una sorta di risorsa rinnovabile ma non sempre offre un sostegno economico stabile, tale da poterci fare un mestiere vero e proprio. Infatti, anche se il grammo può essere superato quel giorno, bisogna affrontare l'evidenza che potrebbero anche esserci giornate negative o anche settimane. 

 

Nella coltivazione, ci si avvale di strumenti per aumentare la produzione di oro nell’arco della giornata;

 

La canaletta è uno strumento formidabile per sviluppare una coltivazione a dovere delle ghiaie aurifere.

 

Alla fine degli assaggi e delle coltivazioni bisogna ripristinare!

La coltivazione è seguita dal ripristino anche se spesso quest’ultimo viene portato avanti già durante la coltivazione stessa. Infatti, scavando si crea nel tempo una trincea e questa deve essere colmata di detriti. Non è eticamente corretto né legalmente accettabile lasciare buchi, trincee e depressioni nel greto del torrente, lungo le sponde o gli argini dello stesso. È obbligo quello di ripristinare correttamente le località dove si cerca l’oro. Semplicemente, bisogna spostare i sassi nella depressione fino a colmarla. Nell’ottica più performante è conveniente man mano che si scavano i primi 30-40 centimetri di sedimento, via via di spostare alle spalle i sassi più grandi impilandoli a coltello. La piena successiva potrebbe arricchire in oro gli interstizi, permettendovi di coltivare in futuro di nuovo la medesima “punta aurifera”.

Ecco che ora potete comprendere meglio perché conviene indirizzare le vostre operazioni nelle località potenzialmente più produttive. Non sempre però la “quantità” vince sulla “qualità”. Una sola pepita d’oro può avere un valore collezionistico più elevato delle mere pagliuzze sottili.

 

Dtt. Geologo Matteo Oberto

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