Alla ricerca dell’oro nei fiumi auriferi del nord Italia

 

La ricerca dell’oro in Italia ha sede nell’antichità, erano già i Romani a fare prospezione lungo i principali fiumi del Piemonte 2000 anni fa or sono. In alcune località trovarono anche una concentrazione di oro remunerativa e fecero lavori imponenti. Questi depositi minerari si chiamano placer. Via via la ricerca dell’oro prese strade diverse con la ricerca e lo sfruttamento delle vene aurifere in montagna. Nell’età moderna, cioè dal dopoguerra ad oggi, la ricerca dell’oro si è trasformata in una disciplina prettamente amatoriale, in cui solo più alcuni cercatori d’oro fanno questa attività per sussistenza, mentre la maggioranza la esegue per fini ricreativi ed hobbistici.

 

 

L’oro è diffuso nei sedimenti della Pianura Padana grazie all’erosione nel tempo geologico dei depositi auriferi presenti lungo le Alpi. Ci sono voluti milioni di anni per far ciò. Alcuni di essi sono stati scoperti e sfruttati nel passato (come Brusson per esempio, Pestarena, etc.), mentre altri sono stati probabilmente erosi completamente. Le vene aurifere affioranti sono state nel tempo quindi erose dagli agenti esogeni, quali non sono altro che il ghiaccio, l’acqua, la variazione di temperatura, il vento, etc. In poche parole, i depositi primari sono stati frammentati. I ghiacciai e i fiumi hanno trasportato a valle i frammenti auriferi. I fiumi quindi sono dei collettori, cioè raccolgono tutte le rocce affioranti a monte e sono anche dei macinatori, cioè nel tempo le smantellano, facendole diventare ciottoli, granuli sempre più piccoli e polvere. I ciottoli cozzano gli uni contro gli altri durante le pietre, arrotondandosi a vicenda. L’oro viene via via liberato dalle rocce che lo contengono ma ricordate che l’oro è anche un metallo difficilmente alterabile e si conserva nei sedimenti nel tempo. La pirite invece è un solfuro, che alle volte contiene l’oro al suo interno, ma è facilmente alterabile, ed in poco tempo viene alterata, liberando l’oro. Nei fiumi difficilmente troverete quindi la pirite, ma troverete invece l’oro. Nei fiumi difficilmente troverete delle pepite ma più che altro delle pagliuzze, cioè granuli d’oro schiacciati dagli urti provocati dai ciottoli in movimento durante le piene.

 

 

Ricapitolando, l’oro alluvionale che troverete nei sedimenti della Pianura Padana proviene dalle vene aurifere affioranti sulle Alpi. L’oro nativo invece è presente direttamente nelle vene stesse, le quali potrete campionarle con un semplice martello e ricercarlo con una piccola lente di ingrandimento. Frantumando queste rocce ricche di solfuri e quarzo di solito e lavando il poco sedimento prodotto, troverete delle polvere d’oro! Inoltre, si trovano ancora delle pepite d’oro lungo i rii che erodono le vene aurifere in montagna ma sono molto rare! Mentre nei sedimenti di pianura, l’oro è presente sotto forma di sottili pagliuzze che pesano pochi milligrammi l’una, di qualche millimetro di diametro, spesso sotto il millimetro però. In ogni caso, sono molto rare le pepite che superano i 10 grammi, mediamente si tratta di minute pepitine di peso variabile ma sotto il grammo. Si chiamano pepite d’oro, ma in realtà si tratta di una lega composta da argento, rame e oro. L’oro si aggira tra il 60 e l’80%. Le pagliuzze d’oro invece tendono ad essere più ricche in oro naturalmente. Infatti, l’argento ed il rame sono alterabili e a contatto con l’ambiente esterno e vengono via via rimossi, l’oro rimane. Quindi, L’oro proveniente dai sedimenti fluviali è di solito più puro, attestandosi tra l’80 e il 90%.

 

 

L’oro si trova in gran parte libero nei sedimenti della Pianura Padana e si concentra ad ogni piena fluviale insieme ad altri minerali molto densi e pesanti, come per esempio la magnetite ed il granato. L’oro rimane comunque il minerale di solito più denso, con una densità quando puro di 19,3 grammi per centimetro cubo. L’oro però raramente è puro e di conseguenza avrà una densità minore tra i 15 e i 18 grammi al centimetro cubo circa. Quando i fiumi si ingrossano a causa di temporali o delle tipiche piogge stagionali, l’acqua aumenta il suo potenziale erosivo. Dove il fiume presenta delle curve naturali, l’acqua si infrange violentemente ed erode i sedimenti anticamente depositati. Questi contengono delle pagliuzze d’oro che vengono depositate poco a valle, insieme ad altri minerali pesanti, formando dei localizzati arricchimenti detti "punte aurifere".

 

 

I ciottoli e i massi del fiume, soprattutto quelli più grandi, sono locali trappole per i minerali pesanti tra cui l’oro. Una volta che la piena finisce, si potrà osservare un “tappeto” di minerali pesanti, soprattutto nei pressi di questi massi, posti poco a valle della curva. Qui, l’arricchimento è superficiale ed ha una morfologia a “tappeto”. Costituisce il cosiddetto “orizzonte aurifero superficiale”, che non è altro che un sottile manto di sedimento spesso pochi centimetri, composto da ghiaie, ed esteso anche decine di metri. La porzione maggiormente arricchita è comunque molto localizzata ed è l’obiettivo dei cercatori d’oro, i quali affollano i fiumi auriferi poco dopo le piene, provocando delle “corse all’oro” in miniatura ogni anno. Qui, potrete estrarre i sedimenti auriferi, i quali si setacciano per diminuirne il volume complessivo e con il piatto o altri strumenti si lavano e scartano i sedimenti sterili, concentrando tutto l’oro presente in un cucchiaino di concentrato. I buchi si colmano con gli scarti, ripristinando l’ambiente alle condizioni di partenza. Solo le pagliuzze si portano a casa. Tenendo sempre un setaccio come strumento standard tra i campionamenti, si conteggia il volume di sedimento estratto durante la giornata. Un piatto Minelab grande di solito ne contiene 3 litri, un secchiello da muratore 10. Poi con pazienza si prelevano le pagliuzze e si mettono in una boccetta colma d’acqua. A casa con calma si rimuove l’acqua, si pesano le pagliuzze ritrovate. Conviene rapportare il raccolto al volume vagliato, cioè quel volume prodotto dal setacciamento e poi lavato nell’arco della giornata. Di solito un cercatore d’oro trova da un decimo di grammo a mezzo grammo al giorno di lavoro ma dipende da quanto sono ricchi i sedimenti auriferi! Più il sedimento è ricco, maggiore sarà il raccolto. Con “prospezione” si intende proprio la ricerca di queste località arricchite, ma lo vedremo nei prossimi articoli.

 

 

 

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